Modelli ad indici

Quando è il caso di condurre un approfondimento in merito ad una valutazione di un fattore di rischio specifico, senza però giungere a una stima quantitativa vera e propria, si può ricorrere a modelli basati su relazioni matematiche fra parametri, detti algoritmi.
È utile ricorrere a questi modelli per rischi che:
– possono essere elevati;
– dipendono in modo fondamentale da determinati parametri, che possono essere misurati in via quantitativa o convenzionale.

Questi modelli sono stati proposti per valutare l’esposizione a rischi chimici, oppure dovuti a movimentazione manuale dei carichi, esposizione a manufatti contenenti amianto, ecc.
Si tratta sempre di strumenti semi-quantitativi che assegnano un valore numerico, “pesato” tramite un punteggio (in inglese lo “score”), ai diversi parametri (di pericolo e di esposizione) che concorrono a determinare il rischio, e forniscono indici sintetici di rischio, frutto di varie approssimazioni, sempre a favore della sicurezza. Se correttamente progettati, ed applicati dall’utilizzatore in sintonia con le istruzioni per l’impiego, tali modelli forniscono pertanto stime del livello di rischio da valutare, approssimate per eccesso.
La determinazione dei valori dei parametri può avvenire come risultato della compilazione di specifiche check-lists.

Gli elementi cruciali di un modello di questo tipo sono:
– definizione delle ipotesi di applicabilità;
– individuazione dei parametri che determinano il pericolo;
– individuazione dei parametri al contorno che determinano il rischio e del loro “peso”;
– definizione della relazione numerica o del modello grafico che lega i parametri fra di loro e che rappresenta l’approssimazione della “funzione di rischio”;
– individuazione della scala dei valori dell’indice sintetico convenzionale di rischio.

Di fatto un modello è tanto più efficace quanto meglio i fattori individuati e il loro “peso” sono pertinenti alle particolari condizioni di rischio presenti nell’ambiente e nella lavorazione da valutare. Fondamentale per l’utilizzatore è di conseguenza il rispetto delle ipotesi di applicabilità. Di prassi i modelli basati su algoritmi stimano il rischio non determinando l’entità del danno e la probabilità in via diretta, ma solo attraverso i diversi parametri da cui questi dipendono; quindi forniscono un indice numerico che assegna, non tanto un valore assoluto del rischio, quanto un valore di confronto, in una “scala numerica del rischio”. Per questo motivo nella letteratura di lingua inglese sono anche indicati come “Relative Ranking” ovvero “classificazioni relative”.
Nel nostro Paese tra gli algoritmi molto diffusi in campo troviamo quello NIOSH per la valutazione del rischio da sollevamento manuale di carichi, per compiti singoli o frammisti; il Movarisch, InfoRISK (elaborati rispettivamente dagli Assessorati alla sanità delle Regioni Emilia, Lombardia, Toscana, e da quello della Regione Piemonte), Cheope per il rischio chimico e RAMSES per i rischi di esposizione ad atmosfere esplosive (elaborati da Associazione Ambiente e Lavoro, Sindar e Federchimica); OCRA (Occhipinti e Colombini, 1996-2005, elaborato dall’unità Ergonomia della Postura e del Movimento del CEMOC) e RULA (McAtamney e Corlett, 1993) per i movimenti ripetitivi degli arti superiori; SNOOK&CIRIELLO (1983) per le attività di spinta/traino e trasporto manuali; MAPO (Menoni ed altri 1999) per la movimentazione pazienti in ambiente ospedaliero, REBA (Hignett e McAtamney, 2000) per la valutazione del rischio di disturbi muscolo scheletrici da movimenti ripetitivi o non ergonomici; Indice di degrado (modello Regionale) e VERSAR (azienda di consulenza tecnica, USA 1996) per la valutazione all’esposizione di fibre di amianto in edifici.

Essere ben informati è fondamentale

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